La storia ed i benefici del Shi Pa Luohan Qi Gong

Cominciamo, come abbiamo fatto in altre occasioni, con analizzare il nome della serie: Shi Pa Luohan Shou è scritto con gli ideogrammi 十八 羅漢 手 che possiamo letteralmente tradurre come “dieci”, “otto”, “Luohan /Arhat”, “mano”, ovvero “Le 18 mani dei Luohan”
In questi giorni segnati dalla emergenza del CoronaVirus, il Maestro Severino Maistrello, Direttore Tecnico della Wudang Fu Style Academy, rappresentante della III^ generazione della Scuola, discepolo interno del Maestro To Yu e suo rappresentante in Italia e in Europa, ha proposto sulla pagina social riservata esclusivamente agli Insegnanti e Allievi attivi della Wudang Fu Style Academy, una analisi della prima forma dello Shi Pa Lohan Qi Gong, una serie di esercizi molto antica e interessante, a cui dedichiamo questo articolo. Cominciamo, come abbiamo fatto in altre occasioni, con analizzare il nome della serie: Shi Pa Luohan Shou è scritto con gli ideogrammi ?? ?? ? che possiamo letteralmente tradurre come “dieci”, “otto”, “Luohan /Arhat”, “mano”, ovvero “Le 18 mani dei Luohan”

Luohan , chi è costui?

Crediamo che a destare curiosità nella maggior parte dei lettori sia il “Luohan” (羅漢), un termine che deriva dal buddismo e viene utilizzato, con i suoi sinonimi Arhat in sanscrito e Arahant in pali (letteralmente “degno di venerazione”) per indicare – nel buddismo cinese – un praticante che aveva raggiunto il più alto livello di sviluppo personale conseguibile prima della “illuminazione”; un “quasi santo”, in altre parole, che non era ancora diventato un Boddhisattva o un Buddha.

Non è questo il luogo per approfondire la teologia buddista, basterà quindi aggiungere che i Luohan sono spesso descritti come discepoli del Buddha Guatama a cui era stato ordinato di attendere la venuta del futuro Buddha Matreiya.

Alcune fonti raccontano che, dopo la morte del Buddha, 500 dei suoi migliori discepoli si riunirono in un grande consiglio. Insieme, esaminarono e discussero parola per parola i suoi insegnamenti e divennero noti come i 500 Arhat. Quando il buddismo si diffuse dall’India alla Cina, si adattò naturalmente alla nuova cultura e così i cinesi resero un omaggio speciale a 18 dei 500 Arhat, raffigurandoli in statue che ancora oggi possiamo trovare nei templi buddisti cinesi.

Altre fonti evidenziano che originariamente – a seconda del sutra o del canone buddista consultato – nei primi testi indiani e tibetani venissero citati tra i 4 e i 16 Luohan, mentre in seguito, nel buddismo cinese, dopo la dinastia Ming, i Luohan diventarono tradizionalmente 18. La storia dei Luohan in Cina può essere fatta risalire ad alcune opere d’arte del 891 d.C., quando un monaco di nome Guan Xiu dipinse i ritratti di 16 Luohan.
I primi dipinti raffiguravano quindi solo sedici Arhat e anche questo era un aumento rispetto ai quattro originali – Mahakasyapa, Kundopadhaniya, Pindola e Rahula – che secondo l’Ekottara-agama (discorsi numerati del Canone buddista), erano stati incaricati da Buddha di rimanere nel mondo e non raggiungere il Nirvana finale per sorvegliare il Dharma fino a quando non sarebbe arrivato Maitreya, il Buddha successivo. Un’opera successiva, il Mahayanavataraka-sastra, espande la lista a sedici Lohan, eliminando Mahakasyapa e Kundopadhaniya, ma mantenendo Pindola, Rahula e altri quattordici Luohan (all’epoca senza nome).
Questi sono stati successivamente identificati in un’opera d’arte cinese che ha portato il numero a 16 (e sedici è il numero standard in Tibet e Giappone), mentre gli ultimi due saranno aggiunti molto più tardi, intorno al 17 ° secolo.
Nella tradizione Mahayana, il Buddha incontrava spesso sul Monte Gridhrakrta, nell’India centrale, una grande assemblea di esseri naturali e soprannaturali: “monaci e Luohan, Boddhisattva di terre straniere, un numero incalcolabile di divinità, draghi, yaksa, asura e altri esseri senzienti”. Qui avrebbe tenuto i suoi sermoni, che in seguito sarebbero diventati sutra.

Quindi i Luohan furono i principali seguaci degli insegnamenti del Buddha e in seguito vennero visti come guardiani. Secondo il Sutra Lankavatara, ci sono 10 tappe sul percorso per diventare un Bodhisattva. Al sesto stadio alcuni non si completano completamente e quindi diventano Luohan piuttosto che Boddhisattva. Nel buddismo Mahayana, lo stadio Luohan è essenziale da percorrere prima di diventare un Boddhisattva che riguarda la coltivazione della saggezza. È per questo che i Luohan sono considerati in grande considerazione nel buddismo cinese Mahayana.

Secondo la tradizione consolidata, i 18 Luohan del buddismo cinese Mahayana sono quelli di seguito riportati, che elenchiamo perché i loro nomi potranno suggerire – in diversi casi -alcune interessanti analogie con tecniche marziali:

Rahula, Lohan Pensatore, (沉思 罗汉, Chen Si Luo Han)
Pindola il Bharadvaja, Lohan Cervo seduto, (骑 鹿 罗汉, Qi Lu Luo Han)
Nandimitra, Lohan Pagoda innalzata, (托塔 罗汉, Tuo Ta Luo Han)
Pantha, Lohan Mano alzata, (探 手 罗汉, Tan Shou Luo Han)
Bodhidharma, Lohan d’Oltremare, (过 江罗汉, Guo Jiang Luo Han)
Vanavasa, Lohan Banana giapponese, (芭蕉 罗汉 Ba Jiao Luo Han)
Nakula, Lohan Meditante, (静 座 罗汉 Jing Zuo Luo Han)
Kalika, Lohan Conduttore d’elefanti, (骑 象 罗汉 Qi Xiang Luo Han)
Pantha, Lohan Guardiano della porta, (看门 罗汉, Kan Men Luo Han)
Nantimitolo, Lohan Domatore di Draghi, (降龙 罗汉, Jiang Long Luo Han)
Kanaka il Bharadvaja, Lohan Ciotola sollevata, (举 钵 罗汉, Ju Bo Luo Han)
Angida, Lohan Borsa di Calicò (un tessuto leggero di cotone grezzo, tipico dell’India), (布袋 罗汉, Bu Dai Luo Han).
Asita, Lohan Lungo sopracciglio, (长眉 罗汉, Chang Mei Luo Han)
Gobaka, Lohan Cuore aperto, (开心 罗汉, Kai Xin Luo Han)
Kanaka il Vatsa, Lohan Allegro, (喜庆 罗汉, Xi Qing Luo Han)
Nagasena, Lohan Orecchio graffiato, (挖 耳 罗汉, Wa Er Luo Han)
Vijraputra, Lohan Leone ridente, (笑 狮 罗汉, Xiao Shi Luo Han)
Pindola, Lohan Domatore di tigri, (伏虎 罗汉, Fu Hu Luo Han)

L’influenza dei 18 Luohan nelle arti marziali

Come molti sanno, la leggenda racconta che nel VI secolo d.C., un monaco venuto dall’India, noto come Bodhidharma (Ta Mo), giunse nel Tempio di Shaolin e si sedette in meditazione silenziosa in una grotta per nove anni, guardando solo un muro alla ricerca dell’illuminazione. Durante questi lunghi anni di meditazione, scoprì che la mancanza di movimento e l’intenso vento freddo del suo rifugio di montagna lo affaticava provocando dolori al corpo. I suoi discepoli subivano gli stessi inconvenienti e spesso si addormentavano durante la meditazione. Per risolvere questi inconvenienti, oltre che per aiutare i monaci a rimanere in forma, ed a difendersi contro i banditi e le bestie selvagge della zona, Ta Mo creò una serie di esercizi fisici basati su forme tradizionali di danza indiana, sulle arti marziali esistenti al momento e sulla osservazione dei movimenti naturali di animali selvatici, ed insegnò ai monaci nel tempio di Shaolin tre diverse serie di esercizi di Qi Gong, ovvero “Le 18 mani di Luohan”, “La Metamorfosi dei tendini” e “La Pulizia del midollo osseo”. Di fianco alla leggenda, abbiamo le testimonianze storiche che evidenziano come la serie delle 18 mani di Luohan come forma di esercizi risalga all’incirca al XVII° secolo, quando dal Tempio di Shaolin si diffuse in Cina combinando i vari stili di pugilato esistenti con nomi di personaggi storici, spirituali e religiosi. È da questi concetti che nacquero i diversi stili di esercizi conosciuti tutti con lo stesso nome ma spesso abbastanza diversi tra loro; ci sono almeno sette diversi stili di Luohan Quan nella sola Cina sud-orientale e molti altri in tutto il paese, ognuno con la sua storia.

Il Qi Gong dei 18 Buddha

Occorre a questo punto precisare che, come si può constatare anche in altre occasioni, esistono punti di contatto e differenze tra gli aspetti marziali e di benessere degli esercizi compresi nella pratica di queste discipline. In particolare, da una origine unica, le 18 mani di Luohan hanno dato origina sia a una serie di esercizi di Qi Gong che ad una applicazione più specificamente marziale. In questo ultimo caso, si parla di Shi Pa Luohan Chuan, ovvero “18 pugni di Luohan”, facendo riferimento a tecniche marziali ispirate dall’imitazione delle statue degli Arhat presenti nei templi buddisti, che comprendono solitamente sei tecniche di pugno, due con i palmi, una col gomito, quattro con le gambe e cinque di blocco. Nell’aspetto di benessere, le 18 mani di Luohan è fondamentalmente un set di 18 forme in movimento; aldilà delle differenze tra gli esercizi dei vari stili, questa serie di esercizi di Qi Gong è una ginnastica energetica che influenza positivamente salute, vitalità, chiarezza mentale e coltivazione spirituale. Infatti, tra i principali benefici di questa pratica, possiamo registrare l’apertura dei meridiani energetici, un miglioramento della circolazione del Qi, il potenziamento del sistema immunitario, mobilizzazione dei giunti articolari, diminuzione della tensione muscolare, contrastare gli effetti dell’invecchiamento, rilassamento del sistema nervoso e miglioramento delle capacità di concentrazione. Come abbiamo già detto, non esiste una unica serie de “Le 18 mani di Luohan”, ma con lo stesso nome ciascuna Scuola individua serie di esercizi che possono essere anche sensibilmente diversi tra loro. Nel curriculum tecnico della Wudang Fu Style Academy è presente una serie composta dalle forme che elenchiamo di seguito. 1) Sin yan gon sao: “L’Immortale indica la Via”, oppure “La fata che indica la via”, oppure “Sin Yan saluta”. 2) Pa wong goi ten: “L’imperatore alza l’urna” oppure “Il potente solleva il braciere”. 3) Tsoi yao chap far: “Piantare i fiori a destra e sinistra”. 4) Fu sh pun gan: “Il groviglio di radici del vecchio albero” 5) Ye cha tam hoi: “Lo spirito del tridente si tuffa nell’oceano” oppure “L'anatra che cerca in fondo al mare”. 6) Toi cheun leun ga: “Aprire le finestre e pulire il davanzale” oppure “Aprire la finestra e riempire il petto”. 7) Wai toh yin gim: “Wai Toh offre il suo bastone” oppure “Wai Toh offre la spada”. 8) Lou chan yap sin: “Il vecchio monaco che medita”. 9) Ti kau kan te: “Il bue di ferro ara la terra”. 10) Chin lou pai mei: “Il drago verde agita la coda”. 11) Chou yao pei ma: “Cavalcare il cavallo a destra e a sinistra”. 12) Yn ji cheo soi: “La quaglia beve l'acqua”. 13) Fu pa yan tzan: “Stare vicino al fianco della tigre”. 14) Chan Chun tai kwan: “Fasciare Chan Chun”. 15) Fo ji chen lai: “Padre e figlio si salutano”. 16) Lei Yu ta ten: “Lei Yu salta”. 17) Cheon Liù yin po: “Cheon Liù offre la tunica”. 18) Kam gau qua pen: “Appendere il vaso all'uncino d'oro” Come abbiamo avuto modo di evidenziare in un articolo precedente, alcuni di questi esercizi sono individuati da due o più nomi, sia per la diversa possibilità di traduzione degli ideogrammi che li individuano, sia per i diversi aspetti su cui vanno ad agire, e può essere un interessante esercizio proprio esplorare i collegamenti tra il nome degli esercizi e gli effetti che ha su di noi la loro pratica.

L’immortale indica la Via

Come hanno avuto modo di constatare molti praticanti di discipline tradizionali, la tecnica che viene studiata per prima non è quasi mai la più semplice del curriculum, ma piuttosto quella fondamentale, ovvero quella che – non di rado – racchiude se non tutti, certamente i più importanti principi tecnici (e non solo!) del curriculum stesso. Tenendo a mente questa considerazione, dedichiamo la nostra attenzione a “L’Immortale indica la Via”, ovvero la prima forma del Shi Pa Luohan Qi Gong della nostra Scuola e notiamo che questa forma è divisa in cinque sezioni, ciascuna con una modalità di esecuzione e benefici specifici. “Sollevare il Cielo” è la prima sezione della prima forma e si esegue partendo con i piedi paralleli alla larghezza delle spalle e le braccia stese lungo i fianchi. Si portano le mani verso l’addome con il palmo verso l’alto e inspirando le si solleva sino a sopra la testa, con lo sguardo che segue le mani. Stese le braccia in verticale si mantiene la posizione per qualche secondo, poi si abbassano le braccia aprendole verso l’esterno espirando, sino a ritornare alla posizione di partenza. I benefici di questo esercizio sono: armonizza la postura, dolori alla schiena e collo, allergie, paura, combatte lo stress, favorisce il recupero da traumi e lesioni, contrasta acufeni, incontinenza, prolassi, emorroidi, oltre a tutti i benefici generali della serie prima elencati. Per la sua importanza e la sua efficacia questo esercizio è presente, con alcune varianti, in diverse altre serie di Qi Gong, come il Pa Tuan Chin o il Duan Lian. “Abbracciare il Cosmo” o “Aprire e chiudere” è la seconda sezione della prima forma. Anche questo esercizio parte con i piedi paralleli alla larghezza delle spalle ma le braccia sono orizzontali, stese davanti al busto con i palmi delle mani di fronte tra loro all’altezza delle spalle. Inspirando si aprono le braccia sino a portarle a croce in linea con le spalle, si mantiene la posizione qualche secondo e poi si torna alla posizione iniziale espirando. La pratica di questo esercizio rinforza il sistema immunitario, rigenera polmoni e cuore, contrasta i problemi respiratori, combatte la ipertensione sanguigna, aiuta la memoria, stimola la vitalità, mitiga i problemi di pelle, oltre a tutti i benefici generali della serie prima elencati. Come il precedente, anche questo esercizio è presente, con alcune varianti, in diverse altre serie di Qi Gong, come il Duan Lian o le Nove Ruote. “Spostare le Montagne” o “Lanciare i pugni”, ovvero la terza sezione de “L'Immortale indica la Via”. Questo esercizio parte con i piedi paralleli alla larghezza delle spalle e le braccia piegate con i pugni al fianco. Espirando si stendono le braccia in avanti, si aprono le mani effettuando un movimento rotatorio come per afferrare qualcosa richiudendole poi a pugno e si ritorna alla posizione iniziale inspirando. La pratica di questo esercizio massaggia e rinforza il cuore e l'intestino tenue, armonizza il fegato, aumenta la vitalità e la forza interna, rinforza la vista, allevia la paura, la tensione, la rabbia, la frustrazione, la depressione, lo stress, aumenta la fiducia, oltre a tutti i benefici generali della serie prima elencati. Anche questo esercizio è presente, con alcune varianti, in altre serie di Qi Gong, come il Pa Tuan Chin. “Nutrire i Reni” ovvero la quarta sezione de “L'Immortale indica la Via” comincia come le precedenti, con i piedi paralleli alla larghezza delle spalle. La braccia sono piegate con i palmi delle mani poggiati sulla zona lombare. Si flette il busto indietro portando lo sguardo verso l’alto, si mantiene la posizione poi si piega il busto in avanti lasciando scendere le braccia in verticale con le mani che sfiorano il terreno. Si mantiene la posizione qualche istante e si ripete l’esercizio che ha diversi benefici, tra i quali: massaggiare e rinforzare i reni e il cuore, rinforzare ossa e muscoli, allevia i dolori alla schiena, protusioni, sciatica ed ernie, allevia i problemi emotivi, combatte la paura, aumenta fiducia, memoria e vitalità generale, migliora la vitalità sessuale, concentrazione e determinazione, oltre a tutti i benefici generali della serie prima elencati. “Accogliere lo Yang” è la quinta ed ultima sezione de “L'Immortale indica la Via” e comincia, come le precedenti, con i piedi paralleli a larghezza spalle. Si comincia assumendo la posizione di “Sollevare il Cielo” vista nella prima sezione, mantenendola per qualche secondo con le mani stese verso l’alto, senza generare tensioni nelle spalle e senza irrigidire le braccia. Questa posizione rinforza il sistema immunitario, respiratorio, circolatorio e digestivo, aumenta la funzionalità dei polmoni, cuore, fegato, reni, intestini, aumenta la vitalità accogliendo l’energia universale, oltre a tutti i benefici generali della serie prima elencati . Eseguite singolarmente le cinque sezioni prima descritte, si può passare ad eseguire la forma completa de “l'Immortale indica la Via”, prima stendendo le braccia parallele tra loro davanti al busto con le mani chiuse a pugno, poi aprendo le braccia portandole a croce orizzontali e parallele a terreno per poi sollevare le braccia verticali sulla testa e abbassarle flettendo il busto sino a portare i pugni vicino ai piedi ed infine mantenere la posizione statica già descritta in “Accogliere lo Yang”. Questa forma riequilibra e bilancia le sezioni eseguite in precedenza, armonizzando principi complementari come aprire e chiudere, tirare e spingere, alzare e abbassare. La sua prativa inoltre coniuga movimento e staticità alla ricerca dell'equilibrio Yin-Yang e tra i suoi benefici possiamo ricordare che stimola la vitalità, rinforza il sistema immunitario, respiratorio, circolatorio, digestivo, inoltre aumenta la funzionalità dei polmoni, cuore, fegato, reni, intestini.