Siu Gao Tin, i Nove Piccoli Cieli del Maestro Pino Rosso

Se le Nove Ruote sono legate all’aspetto Terra della pratica, i Nove Piccoli Cieli non possono che essere collegati all’aspetto Cielo, non solo inteso nel suo aspetto astronomico, quanto piuttosto nel suo aspetto simbolico.

In un precedente articolo (clicca QUI per leggerlo) abbiamo analizzato i particolari della pratica del Kao Lon Kung, le Nove Ruote di Potere del Tai Ki Kung, una serie di esercizi che costituiscono il vero e proprio fondamento della pratica nel Tai Chi Chuan, nel Ba Gua Zhang, nel Qi Gong e nel Tai Ki Kung; ciascuna disciplina interna ha le sue peculiarità e di conseguenza, la serie di esercizi di ciascuna disciplina è leggermente differente da quelle delle altre, ma nondimeno dobbiamo sottolineare che i principi alla base sono gli stessi, seppure declinati in maniera apparentemente diversa.

Ruote, Porte o Cieli?

Nell’articolo citato abbiamo analizzato l’aspetto più “materiale” di questa serie di esercizi compresa nel curriculum tecnico del Tai Ki Kung, descrivendo quelli che sono gli effetti sul corpo fisico del praticante. Questo orientamento emerge già dal nome della serie, poiché indicando il “Potere delle Nove Ruote” o “Aprire le Nove Porte” fa immediatamente visualizzare una precisa immagine legata al mondo materiale. Nello specifico, immaginiamo con quanta difficoltà possa muoversi una ruota se il suo asse non è ben lubrificato e libero di far ruotare la ruota sul mozzo, alla stessa maniera, una porta dai cardini arrugginiti si muoverà certamente con più difficoltà di una che abbia i suoi supporti puliti e ben oliati. Continuando nella analogia verso una analisi più “sottile”, possiamo immaginare che una ruota libera di muoversi ci porterà agevolmente lungo il cammino che stiamo percorrendo, così come le porte che possono facilmente aprirsi potranno farci passare senza alcun ostacolo verso le varie tappe della nostra pratica.

Quale che sia l’immagine che scegliamo insomma, non avremo difficoltà ad immaginare un percorso segnato da tappe e passaggi più o meno obbligati, che riusciremo a percorrere tanto più facilmente quanto il nostro corpo, la nostra energia vitale ed il nostro spirito saranno in sintonia tra di loro. E’ appena il caso di ricordare l’importanza che una attenzione costante e consapevole ha nello svolgimento delle discipline interne. Non si tratta solo di eseguire determinati movimenti fisici, ma anche (se non soprattutto!) essere sempre presenti a sé stessi, cogliendo i segnali psicofisici che il nostro corpo ci invia, in modo da coglie e – per quanto possibile – rimuovere eventuali blocchi e contratture, argomento che - per la sua importanza - approfondiremo in un prossimo articolo.

Se le Nove Ruote sono legate all’aspetto Terra,  la pratica del Siu Gao Tin non può che essere collegata all’aspetto Cielo, non solo inteso nel suo aspetto astronomico, quanto piuttosto nel suo aspetto simbolico. 

Nella conferenza del Maestro Severino Maistrello (III^ generazione Old Fu Style, allievo diretto del Gran Maestro To Yu, discepolo interno del Maestro Taoista contemporaneo Ming Wong Chun Yin e Direttore Tecnico della Wudang Fu Style Academy) tenuta nel corso dello Stage Tecnico Nazionale della WFSA a Lignano, nel settembre del 2018, è stato ricordato che in passato il nome con cui il Tai Chi Chuan era conosciuto era Chin Ya Tai Ki Kung, che possiamo tradurre come “Unità completa che conduce alla Conoscenza dell’Energia Assoluta”, una pratica quindi che mirava all’unione con l’Universo attraverso una sorta di Danza Cosmica (clicca QUI per leggere l’articolo). 

Lungi da noi abbandonarci a derive new age, si tratta piuttosto di ricordare l’inscindibile legame che queste discipline hanno con la triade Terra, Uomo e Cielo, in cui ogni elemento da forma e sostanza agli altri due.

L’immagine di una serie di Cieli successivi che costituiscono una serie di tappe progressive sull’innalzamento dell’Uomo verso la sua eccellenza spirituale non è d’altronde patrimonio della sola cultura orientale; dalla cosmogonia degli gnostici mediororientali nel cristianesimo delle origini alla immagine del Paradiso nella Divina Commedia di Dante, passando per la cosmologia mistica del Timeo di Platone gli esempi abbondano e li ritroviamo anche in modi di dire estremamente popolari come quando affermiamo di “essere al settimo cielo” per esprimere la nostra grande felicità.

 

I Nove Piccoli Cieli del Maestro Pino Rosso

Abbiamo già accennato in un articolo precedente al Maestro Pino Rosso, un Immortale Taoista di nome Ce Cion Ci (o Chi Song Zi), vissuto all’incirca nel circa 5000 a.C., così chiamato perché praticava vicino ad un pino rosso. 

Come abbiamo già detto, nella visione analogica taoista che considera l’uomo come un microcosmo, i Nove Cieli corrispondono alle articolazioni: caviglia – ginocchio – anca – lombari + bacino – spalle – collo – gomito – polso – dita e sono le zone su cui va ad agire

Questa serie di esercizi che è chiamata anche “forma Padre” perché da questa nascono tutti i movimenti che vengono poi utilizzati nella pratica della disciplina. 

Come possiamo intuire, nella alchimia interna taoista questi esercizi non hanno solo lo scopo di mobilizzare le articolazioni ma anche di agire in maniera più sottile, ma non per questo meno reale ed efficace, sul praticante che li esegua con costanza ed attenzione. 

Prima di continuare nell’analisi, è bene premettere che l’argomento trattato e le sue implicazioni raccomandano che questo venga approfondito grazie alle indicazioni di un insegnante esperto, che sappia guidare il praticante nei suoi progressi; ci limiteremo quindi a dare qui delle indicazioni superficiali, che potranno comunque costituire un primo approccio all’argomento.

Dobbiamo innanzi tutto ricordare che le articolazioni inferiori e superiori sono tra loro legate dal rapporto delle “tre armonie esterne”, che collega caviglie con polsi, ginocchia con gomiti e spalle con anche. In questa visione, stimolare una articolazione, oltre ad agire sulla parte direttamente interessata, ha effetto anche su quella collegata. Dobbiamo aggiungere che, non essendo il corpo umano una entità suddivisa in compartimenti stagni, l’azione su una parte si riflette comunque sul tutto, sia pure in percentuali e con effetti diversi.

Fatta questa doverosa premessa, cominciamo la nostra analisi partendo, come si fa nella pratica, dalla articolazione più bassa.

Il Primo Cielo (Ya Tin) è il Cielo Indaco (Chon Tin) collegato alla Ruota della Caviglia ((Kuo Wan). L’indaco è uno dei colori dello spettro percepibile dall'occhio umano, compreso tra l'azzurro e il violetto e classificato come "colore freddo"; l’ideogramma 蓝 che indica il colore indaco ha in cima il pittogramma di “erba”, poiché l’indaco è un pigmento colorante già noto in Asia 4000 anni fa, che si ricavava dalla fermentazione delle foglie di Indigofera tinctoria. Poiché questo Primo Cielo è collegato alla Caviglia, possiamo già cogliere la relazione con l’erba, che è il vegetale più vicino alla terra, così come la caviglia è per quanto riguarda le articolazioni. Inoltre possiamo nella sua storia millenaria l’uomo ha sempre fatto distinzione tra erbe “buone” ovvero utili a scopo alimentare, medicinale o – come nel nostro caso – tintorio, ed erbe “cattive” perché tossiche o infestanti. Praticare correttamente gli esercizi del Primo Cielo ci permetterà quindi di estirpare le erbe cattive e sfruttare al meglio le erbe buone, ovvero di estrarre dalla Terra le energie vitali utili al nostro sviluppo psicofisico. Importante notare come questi esercizi abbiamo un moto circolare, simile ad una trivella che affonda nel terreno o al pestello nel mortaio che sminuzza l’erba da trattare per estrarne i principi attivi, un movimento a spirale che è una delle caratteristiche peculiari di queste discipline.

 

Il Secondo Cielo (I Tin) è il Cielo Azzurro (Pet Tin) collegato alla Ruota del Ginocchio (Sat Wan). L’Azzurro è senza dubbio il primo colore che ci viene in mente quando pensiamo al cielo, e non a caso l’ideogramma 碧 che indica questo colore è composto da tre parti che indicano rispettivamente il Re (figurativamente l’Uomo che unisce la Terra con il Cielo), il colore bianco a simboleggiare purezza e per analogia un cielo terso e limpido, ed infine l’immagine di una pietra. Con lo stesso ideogramma infatti si indica la giada di colore verde bluastro, minerale prezioso in Oriente sin dalla notte dei tempi. La Giada è il Re delle pietre, l’azzurro è il Re dei colori e il ginocchio è il Re delle articolazioni, specie in un passato in cui non poter camminare significava non poter lavorare e quindi essere destinato ad una vita di stenti. La pratica degli esercizi legati al Secondo Cielo quindi ci donerà forza e stabilità rinforzando il ginocchio, ma anche luminosità di spirito e chiarezza mentale.

 

Il Terzo Cielo (San Tin) è il Cielo Grigio (Jao Tin) collegato alla Ruota dell’Anca (Kua Wan). Il colore grigio è rappresentato da due pittogrammi 灰色 che si traducono letteralmente come “colore della cenere”, esprimendo in maniera esemplare l’origine di questo colore. Simbolicamente il grigio è il colore che sta tra il bianco ed il nero, ed alla stessa maniera l’anca è l’articolazione che unisce la parte bassa del corpo con quella superiore. Significativo che il grigio possa indicare tanto qualcosa che sta per compiersi, come il cielo grigio prima che cominci a piovere, ma anche ciò che è stato e non potrà più essere, come la cenere che non potrà più tornare legna. Ancora, la cenere è qualcosa che è in parte evidente, ma in parte nascosto o celato, come ci ricorda il detto che si riferisce al fuoco che cova sotto la cenere. Si tratta insomma di una serie che ci fa comprendere il “qui ed ora”, illuminandoci (è il caso di dire) sugli imprescindibili rapporti tra superiore e inferiore, passato e futuro, bianco e nero, in una parole: tra lo Yin e lo Yang.

 

Il Quarto Cielo (Sei Tin) è il “Centro del Cielo” (Kuan Tin) legato alla Ruota del Bacino (Yu Wan). In questo caso non c’è un riferimento ad un colore specifico perché quello che costituisce il Fulcro del cielo, sono compresi tutti i colori. Se nel grigio collegato al Cielo precedente abbiamo la Virtù del Giusto Mezzo tanto cara ai Confuciani che possiamo immagire rappresentata dalla linea curva che divide il simbolo del Taijitu, il “non colore” del Quinto Cielo lo possiamo immaginare come la invisibile linea della circonferenza che racchiude il simbolo stesso, rendendolo evidente. Per la sua natura “centrale”, la pratica degli esercizi collegati a questo Cielo permette di sviluppare l’equilibrio e l’armonia tra le varie parti del corpo, consentendo inoltre di agire con forza e potenza, senza ne’ eccessi ne’ debolezze.

 

Il Quinto Cielo (Uhn Tin) è collegato al Cielo Misterioso e Meraviglioso (Yin Tin) ed alla Ruota del Collo (Ken Wan). Anche in questo caso più che ad un colore specifico ci si riferisce ad un aspetto più complesso, che viene espresso cromaticamente. Si dice infatti che l’ideogramma che esprime questo Cielo esprima il colore Nero, che contiene al suo interno il colore Giallo e Rosso, con una perfetta analogia con il ciclo giornaliero che inizia con il Nero della notte e giunge al Rosso del tramonto attraverso il Giallo tendente al bianco abbagliante del sole del mezzodì, in un ciclo che troviamo anche nel processo della alchimia occidentale, che comincia con la Nigredo o “Opera al Nero”, per passare alla Albedo o “Opera al Bianco” ed infine alla Rubedo o “Opera al Rosso”. Questo Cielo comprende quindi una serie di significati apparentemente contrapposti ma tra loro complementari: Oscuro e Trasparente, Calmo e Marziale, Misterioso ed Evidente. Il legame con la Ruota del Collo ci suggerisce che la pratica degli esercizi collegati a questo Cielo migliorerà la nostra capacità di orientare lo sguardo verso tutti gli aspetti dell’universo che ci circonda, riuscendo a coglierne tanto gli aspetti più evidenti che quelli più nascosti, permettendoci di cogliere la Luce dove altri vedono solo buio, e viceversa.

 

Il Sesto Cielo (Lo Tin) è il Cielo Rosso acceso (Tan Tin) collegato alla Ruota delle Spalle (Kin Wan); ritroviamo un colore definito ed appare ancora più evidente il legame con l’alchimia, essendo il Colore di questo Cielo (Tan) quello del Cinabro, il solfuro di mercurio alla base della alchimia operativa cinese. L’ideogramma del Cinabro 丹 ci mostra visivamente un qualcosa di piccolo rinchiuso in una zona nettamente delimitata e – per analogia anche grafica – il cuore contenuto nel busto. La pratica degli esercizi legati a questo Cielo andrà quindi a stimolare il Cuore, non inteso come mero organo anatomico, ma come capacità di vivere e gestire i propri sentimenti, aprendoci anche alla trasformazione psicofisica ed emotiva che il richiamo alla alchimia suggerisce. Il lavoro sulle spalle va a stimolare anche l’organo Polmone e il processo respiratorio, con positivi riflessi sia sul Cuore che sulla nostra capacità di inspirare dall’esterno ciò che ci fa vivere bene e di espellere ciò che è dannoso.

  

Il Settimo Cielo (Sat Tin) è il Cielo Rosso scarlatto (Cie Tin) ed è collegato alla Ruota del Gomito (Chao Wan) con l’ideogramma 赤 che individua questo colore è un composto di 大 (“ persona, grande”) e 火 (“ fuoco”) ed esprime – anche nella sua radice etimologica – il colore rosso brillante del sangue. Per questo motivo la pratica degli esercizi legati al settimo Cielo migliora le funzioni cardiache e stabilizza i valori della pressione sanguigna, cosa che consente anche un migliore equilibrio, condizione espressa anche dal legame con la Ruota del Gomito, articolazione che nella pratica deve essere sempre tenuta bassa per liberare le spalle e migliorare il ciclo respiratorio, con l’effetto benefico collaterale sul Cuore che abbiamo esaminato in precedenza.

 

L’Ottavo Cielo (Pa Tin) è il Cielo Rosso Porpora tendente al viola (Gi Tin) collegato alla Ruota del Polso (Uhn Wan). Il Concetto espresso da questo colore è quello della variazione e della trasformazione, ed infatti in italiano e in altre lingue (come in inglese e spagnolo) al nome porpora possono quindi corrispondere colori molto differenti tra loro. Il concetto di variazione e trasformazione è espresso altrettanto bene dal legame con la Ruota del Polso, che rappresenta la articolazione più mobile e versatile tra quelle in esame e pertanto la pratica degli esercizi collegati all’Ottavo cielo favorisce l’adattabilità alle trasformazioni e l’accettazione dei cambiamenti e delle novità, in noi stessi e nella vita che ci circonda.

 

Il Nono Cielo (Kao Tin) è il Grande Cielo Bianco (Hou Tin) collegato alla Ruota delle Dita (Gi Wan). L’ideogramma che lo esprime è composto dal due caratteri: il radicale che indica il colore Bianco, che è il risultato dell’unione di tutti i colori dell’iride ed ha quindi il significato di luminosità e simbolicamente del raggiungimento dell’Uno attraverso la fusione dei Molti e l’ideogramma 告 che si traduce come “annunciare, dichiarare, riferire, raccontare”, a significare che i risultati che abbiamo raggiunto al termine della pratica non devono essere serbati egoisticamente solo per noi stessi, ma devono essere condivisi con gli altri per il progresso di tutti. Questo carattere ha inoltre evidenti legami con la Ruota delle Dita, le estremità delle mani che per millenni l’uomo ha utilizzato (e ancora utilizza) per esprimersi, quando si vuole evidenziare a gesti quello che si sta esprimendo con le parole o per limiti oggettivi della comunicazione, come nel caso della LIS, il linguaggio dei segni utilizzato dalle persone sordomute.

 

Come è facile intuire, in questo articolo abbiamo solo sfiorato la complessa mole di significati che questa pratica millenaria racchiude in sé; non era possibile fare di più – per i limiti oggettivi imposti dal mezzo e per la opportuna riservatezza che consiglia di affidare insegnamenti più approfonditi alla cura di un Maestro esperto. Ci auguriamo però di aver contribuito a far conoscere meglio questi esercizi, che sono molto di più che una semplice ginnastica fisica.