"Spazzolare il ginocchio", attaccare e difendersi in un unico movimento

Prima di affrontare l'analisi di questa forma, molto comune nelle varie sequenze di pratica di tutte le Scuole di Tai Chi Chuan, è doveroso ricordare che ognuno di questi movimenti è molto di più di un mero esercizio fisico.
Come abbiamo già scritto infatti, per quanto semplice possano apparire, le forme codificate, quando eseguite con costanza e attenzione, riverberano i loro effetti non solo sulla struttura fisica del praticante, ma anche sul suo aspetto emotivo e psicologico. E’ altrettanto utile ripetere che senza una pratica costante e attenta, il minimo che si possa ottenere è non constatare nessun effetto, quando non esporsi a incidenti o infortuni. Durante l’esecuzione di una sequenza di forme dinamiche o di un lavoro sulle posture statiche è fondamentale essere nel “qui ed ora” per ottenere il massimo dei benefici che la pratica delle discipline interne può donarci. La pratica deve essere affrontata ricordando che andiamo sempre ad agire sia sull’aspetto “Wen” del benessere che sull’aspetto “Wu” marziale, e che quindi ogni forma che eseguiamo può essere praticata sia come un Chi Kung mirato alla stimolazione e alla tonificazione di organi e muscoli che come tecnica marziale di difesa o attacco. Come già fatto negli articoli precedenti, cominciamo la nostra analisi partendo dal nome della tecnica, che in cinese è “lōu xī ăo bù”, tradotta come “Spazzolare il ginocchio e spingere”. Interessante, anche in questo caso, è raccogliere i suggerimenti forniti dagli ideogrammi che compongono il nome, ricordando sempre la difficoltà di rendere con un unico termine il ricco contenuto simbolico racchiuso anche nel più semplice dei caratteri. I quattro caratteri che indicano questa tecnica sono 搂 膝 拗 步 ed il primo è forse quello che più degli altri rivela una panorama interpretativo particolarmente vasto. Il carattere 搂 (lōu) può infatti essere tradotto come: “attirare verso se stessi, raccogliere, raccogliersi (camice, maniche ecc.), afferrare (soldi), estorcere” ed ancora più particolare si rivela l’analisi grafica del carattere, che risulta composto dal radicale di “mano” e dai caratteri di “fuoco”, “albero” e “donna”. Non è questa la sede per approfondire oltre l’analisi, ma al lettore attento e curioso basteranno queste indicazioni per immaginare quali e quanti significati siano racchiusi in questo carattere. Al contrario, il secondo carattere 膝 (xī) indica semplicemente il ginocchio, mentre il terzo 拗 (ăo) conferma la ricchezza di interpretazione degli ideogrammi orientali, potendo essere tradotto come “tirare, trascinare, spezzare, cogliere (un fiore), piegato, deformato, piegare in due sino a spezzare” con la evidente presenza – anche in questo caso – del radicale di “mano”. Quarto carattere è 步 (bù) che comprende il doppio radicale di “piede” con il significato semantico di “un piede davanti l’altro” e con la traduzione di “camminare, fare un passo in avanti”. Ecco quindi che la forma “Spazzolare il ginocchio e spingere” potrebbe essere descritta a livello di applicazione marziale come “Afferrare il ginocchio e avanzare di un passo piegando (l’avversario) sino a spezzarlo”, mentre l’aspetto “Wen” è reso più enigmaticamente da “Drago verde emette la perla”, altro nome con cui questa tecnica è conosciuta. Le possibili applicazioni parziali di questa tecnica sono molteplici, grazie alla sua esecuzione che in ogni gesto permette tanto una difesa quanto un attacco. Senza voler certamente esaurire le tante possibilità, il braccio che scende “spazzolando il ginocchio” lo possiamo immaginare come una spazzata bassa su un attacco di calcio diretto all’addome o al basso ventre ma alla stessa maniera – come appunto suggeriscono i caratteri cinesi – il movimento di spazzata può essere tanto una percossa portata al lato del ginocchio o sulla parte femorale della gamba dell’attaccante, che una sorta di uncino formato dalle dita che aggancia il cavo popliteo dell’attaccante. L’altra parte della tecnica può essere una percossa o una spinta diretta alla parte alta dell’avversario (volto, collo, busto), in maniera simile a quanto già analizzato per “Respingere la scimmia”. L’azione di distrazione e sbilanciamento ottenuta con il braccio che esegue “spazzolare il ginocchio” unita alla energia cinetica generata dall’avanzamento di un passo, rendono questa azione percussiva particolarmente efficace anche senza bisogno di eccessiva forza muscolare. Il "Drago verde” citato nell’altro nome di questa tecnica suggerisce a sua volta una potenza generata più dal movimento circolare di busto e anche che dalla muscolatura vera e propria, e la “emissione della perla” evidenzia tanto l’aspetto energetico che di benessere di cui abbiamo discusso nella analisi di “Frusta semplice”. Questa forma – come detto, racchiude ed esprime in maniera esemplare molti dei principi del Tai Chi Chuan e delle discipline interne; abbiamo - ad esempio – il principio di espansione e contrazione (Kai –ie) che passa dalla massima contrazione degli arti in fase di caricamento alla loro massima espansione nella posizione del “passo a croce”, con la conseguente azione di riempimento/svuotamento del petto e dei reni con la stimolazione dei punti Zhongting (CV16) e Ming men (GV4); abbiamo l’azione diretta e lineare sul piano orizzontale di un braccio e quella circolare discendente sul piano verticale dell’altro braccio, animate entrambe dalla forza a spirale che si genera dal radicamento dei piedi e dalla mobilizzazione del bacino, espressa mantenendo il busto diritto e la nuca piombata sul sacro. Come già fatto in occasione dell’analisi di altre forme, è opportuno ricordare che tanto la esecuzione statica che quella dinamica di questa forma (come per tutte le forme del Tai Chi Chuan) devono essere eseguite facendo lavorare entrambi i lati del corpo, e quindi eseguendole invertendo la posizione delle braccia e delle gambe, mantenendo una corretta postura con le spalle rilassate, in maniera da favorire il rilassamento attivo (“Song”), migliorare l’equilibrio e il radicamento e attivare il movimento spontaneo. Importante è il lavoro di stimolazione dei polsi, e quindi dei meridiani che li attraversano, ottenuto con la flessione elastica ed il rilassamento di muscoli e tendini, consentendo il corretto lavoro della articolazione. Alla stessa maniera, il passeggio viene eseguito mantenendo sempre il bacino ad una altezza costante, aprendo la articolazione coxo-femorale e avanzando con una gamba e poggiando prima il solo tallone e poi tutta la pianta del piede, stimolando la caviglia e andando a lavorare sull’agopunto Yongquan (K1) sotto la pianta del piede. Nella esecuzione dinamica, questa forma si esegue per tre volte o per un numero di ripetizioni multiplo di tre, ovvero sei o nove, in base allo spazio a disposizione. Il piede che si sposta avanti nella forma in modalità “Wen” orientata al benessere non viene sollevato dal pavimento, mentre nella esecuzione veloce “Wu” più mirata all’applicazione marziale la gamba può essere sollevata come per evitare un calcio basso o colpo di punta alla tibia portato con una lancia o una spada. In entrambe le modalità è importante coordinare il movimento delle gambe e delle braccia in modo da favorire le tre armonie esterne, ovvero l’azione complementare tra polsi e caviglie, ginocchia e gomiti, spalle e anche. L’esecuzione di questa forma rinforza anche e ginocchia, elasticizza il tendine d’Achille, fa lavorare le braccia e le spalle e stimola e rinforza i reni. Sempre nella forma dinamica, quando si aprono le braccia, è bene seguire con lo sguardo la mano che avanza e nello stesso tempo guardare la mano che scende, sviluppando la visione periferica. Come per tutte le forme del Tai Chi Chuan, anche questa per essere realmente efficace deve essere curata anche nei minimi particolari, a partire dalla postura, con esecuzione dei vari passaggi “fotogramma per fotogramma” sia nel modo di esecuzione statico (detto tradizionalmente “mantenere la forma per sedici respiri”) che nella sua esecuzione dinamica, con la esecuzione successiva di eventuali esercizi specifici e applicazioni marziali con l’ausilio di un compagno di pratica.