Wu e Wen, i due aspetti della pratica

E' un contrasto solo apparente quello tra le attività guerriere e quelle letterarie, poiché nella società cinese un uomo di guerra non poteva dirsi completo se non aveva anche una solida formazione culturale e intellettuale; e alla stessa maniera, tanto amministrare territori che debellare malattie comportava la applicazione di tattiche e strategie sostanzialmente marziali. 


In questo articolo tratteremo di due aspetti che – sia pure in diversa misura tra loro – sono sempre presenti nella pratica delle discipline cinesi a cui sono dedicate queste pagine. 

Si tratta dell’aspetto Wu e dell’aspetto Wen della pratica, il primo relativo alla parte marziale ed il secondo alla parte di benessere.

Chi ha una sia pur minima esperienza di pratica sa che questo è uno degli argomenti più delicati e controversi da affrontare; c’è chi sostiene a tutto spiano la “letalità” (volutamente tra virgolette)  di alcune tecniche apparentemente più simili ad una danza leggiadra, e chi – al contrario – afferma che percosse e leve articolari non siano solo raffinati metodi per infliggere dolore ma possano essere utili a migliorare la salute di chi le effettua e di cli le subisce.


Complementari, non opposti

Senza pretesa alcuna di voler fornire la risposta definitiva ad una questione così dibattuta, ci limitiamo qui a ricordare la duplice natura apparentemente opposta e intimamente complementare illustrata dal simbolo del Tai Chi Tu, che rappresenta l'armonia dinamica tra Yin e Yang e ci mostra come nessun valore sia assoluto, affermando quindi che c’è sempre un po’ di marzialità in ogni tecnica di benessere e c’è sempre un aspetto di benessere in ogni tecnica marziale.

Come spesso già fatto in altri articoli, conduciamo la nostra analisi partendo da un approfondimento dell’origine dei caratteri che esprimono i termini di cui ci occupiamo. 

Tra guerra e pace


Quanto ha a che fare con l’aspetto marziale (nel senso più ampio del termine, dal militare al guerresco, sino alle discipline di combattimento) viene indicato con il carattere 武 (Wǔ in cinese mandarino), composto dagli ideogrammi 戈 (pittogramma che rappresenta una alabarda o un’arma lunga inastata) e 止 (pittogramma che rappresenta un piede piede ed ha il duplice significato di camminare e di fermarsi). 

Il doppio significato di 止, comporta il fatto che 武 possa avere due differenti interpretazioni; in una versione più immediata il piede è quello di un fante che porta con sé quest'arma lunga e si appresta ad andare in battaglia e quindi 武 esprime in maniera visiva il significato di guerra, di marziale, di combattimento.

In una visione più filosofica 武 esprime un significato apparentemente opposto, ovvero l'idea di fermare l'avanzata dell'esercito, quindi terminare una guerra, ovvero stabilire la pace.

A prima vista questo può sembrare una contraddizione; l'immagine di un soldato che avanza con un'arma in mano come può indicare una condizione di pace? Per trovare una risposta dobbiamo ricordare che – come abbiamo visto - la filosofia orientale non ragiona tanto per opposti ma per termini complementari. E quindi un significato non esclude l'altro.

Ricordiamo che già Sun Tzu, nel suo libro “L’arte della Guerra”, affermava che il generale più abile è quello che vince senza combattere. In realtà questo concetto lo ritroviamo anche in Occidente; Von Clausewitz, uno dei massimi teorici della guerra occidentale, nel suo trattato intitolato “Della guerra”, affermava che scoppia una guerra quando l'aggredito si difende, poiché, se l'aggredito non si difendesse si verifica un'invasione ma non ci sarebbero le battaglie che caratterizzano una guerra. Si tratta di un concetto - come possiamo già intuire da queste note - abbastanza complesso e con delle sfumature morali particolari da affrontare, viste anche le vicende di cronaca internazionale di questi ultimi anni.

Ritornando al carattere 武, aggiungiamo che la sua origine grafica e l’interpretazione di "fermare la violenza" è tradizionalmente attribuita al re Zhuang del regno cinese di Chu ed è presente nel testo classico cinese “Annali delle Primavere e degli Autunni”, scritto cinque secoli prima di Cristo, con una lettura quindi ampiamente consolidata nel tempo.

La forza dell’intelletto

Mentre 武 indica tutto quello che ha a che fare con il marziale, il guerresco, il combattimento, il carattere 文 (Wén in cinese mandarino) è riferito in senso generale alle arti letterarie e alla scrittura e, in una lettura simbolica più ampia, a tutto quello che ha a che fare con i riti: non tanto riti religiosi quanto riti amministrativi e riti civili. 

Il carattere 文 è un ideogramma che rappresenta un uomo con il petto dipinto o tatuato con una croce, una V o un cuore stilizzato. In origine il carattere era 紋 ma nella forma attuale il tatuaggio è scomparso, ed è quindi rimasto semplicemente il contorno di un uomo (testa, braccia tese, gambe, petto) simile a立 e differente da 大, che pur indicando sempre un uomo a braccia aperte, non ha petto.

Il pittogramma si ritrova già nelle iscrizioni su ossa oracolari risalenti all'età del bronzo, e successivamente sulle incisioni bronzee di epoca Zhong; per via della sua forma grafica e del suo significato, alcuni commentatori immaginano che il carattere rappresenti un vaso rituale o un braciere, ma l’interpretazione sembra essere più frutto di fantasia che di elementi concreti. 

La regola e la Via

Di fatto comunque, nelle arti marziali cinesi prima e giapponesi poi, - specie in quelle più influenzate dal confucianesimo - è sempre stata data molta enfasi al rispetto della etichetta e delle regole morali, come dimostrano i seguenti ammonimenti:
“Chi vuole studiare l'arte deve innanzitutto rispettare l'etichetta (la ritualità, i riti), colui che vuole apprendere le tecniche marziali deve prima di tutto acquisire la virtù”. 

“Se il cuore è retto il pugilato sarà corretto;

se il cuore è deviato, il pugilato sarà parziale”. 

“Per allenare la marzialità prima si deve allenare la morale, per insegnare all'uomo prima si deve insegnare al cuore”.

Anche qui abbiamo un contrasto apparente tra le attività guerriere e quelle letterarie, ma anche in questo caso possiamo invece rilevare il collegamento tra questi due aspetti, poiché nella società cinese un uomo di guerra (ovviamente non parliamo di un soldato semplice o di un fante, ma di quelli che oggi sarebbero ufficiali superiori) non poteva dirsi completo se non aveva anche una solida formazione culturale e intellettuale; e alla stessa maniera, tanto amministrare territori che debellare malattie comportava la applicazione di tattiche e strategie sostanzialmente marziali, e non a caso – solo per fare un esempio – in alcune Scuole di Medicina Tradizionale Cinese le caratteristiche di organi e visceri e i rapporti di mutua influenza erano esemplificati proprio paragonandoli ai modelli di amministrazione statale e burocratica. 

Salute e lunga vita

Quando nell’ambito delle discipline come Qi Gong, Tai Chi Chuan e Pakua Chang attribuiamo al carattere 文 il compito di indicare ciò che ha a che fare con il benessere quindi, non ci limitiamo ad una visione ristretta che prevede solo la cura e la prevenzione delle malattie, ma piuttosto l’obbiettivo di una superiore qualità della vita, realizzata in ogni aspetto della quotidianità, che ritroviamo in maniera straordinariamente attuale nella affermazione dell’Organizzazione Mondiale della Salute che chiarisce nel 1948 che definì la salute non semplicemente come assenza di malattia, ma come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, sottolineando l'importanza di considerare la salute in modo olistico, includendo aspetti che vanno oltre la mera assenza di patologie.