Il lavoro nascosto nelle Discipline Interne
L'interno non è un luogo misterioso nascosto dentro il corpo ma è invece una dimensione della pratica, ovvero ciò che accade quando il praticante smette di limitarsi a osservare la forma esterna e comincia a percepire le relazioni che la rendono possibile.
La realtà è al tempo stesso più facile e più complessa e propone una lettura differente e più articolata: lavorare “all'interno” significa sviluppare processi corporei, percettivi e mentali che non sono immediatamente visibili nel gesto esterno.
Nella pratica di discipline comprese nel curriculum tecnico della Wudang Fu Style Academy come Tai Chi Chuan, Pa Kua Chang e Qi Gong (e non solo…) vengono coinvolti organi, tendini, muscoli, meridiani e sistemi di circolazione energetica, collegando il lavoro interno alla salute, all'applicazione marziale e a una dimensione evolutiva della pratica.
È importante però comprendere questi concetti all'interno della tradizione culturale cinese, senza trasformarli automaticamente in equivalenti delle moderne conoscenze anatomiche o fisiologiche.
Interno ed esterno
La distinzione tra interno ed esterno può essere utilizzata come una chiave pedagogica. Una pratica orientata prevalentemente all'esterno può concentrarsi sulla forma visibile, sulla forza, sulla velocità, sulla potenza muscolare e sulla prestazione. Una pratica interna pone maggiore attenzione a come queste qualità vengono generate e organizzate.Ovviamente, questo non significa che il corpo esterno non sia importante; al contrario, il corpo deve essere allenato in maniera costante e attenta e la differenza riguarda piuttosto la direzione dell'attenzione.
Nelle Discipline Interne il praticante impara progressivamente a non limitarsi a muovere una parte del corpo, ma a percepire la relazione tra le parti. Scopre così che la mano non è separata dal piede, la spalla non è separata dal bacino, il movimento dell'arto non è separato dal trasferimento del peso e la respirazione non è separata dalla postura.
E’ un concetto che ritroviamo ad esempio nel principio delle “tre armonie esterne”, che evidenzia il collegamento simbolico e funzionale tra polsi e caviglie, ginocchia e gomiti e anche e spalle, che il M° Severino Maistrello, Direttore Tecnico della Wudang Fu Style Academy e successore del Gran Maestro To Yu, richiama spesso nelle sue lezioni.
Il corpo come sistema
Uno dei passaggi più importanti consiste nel superare l'idea del corpo come somma di parti, che incontriamo spesso quando, nella pratica quotidiana, ci ritroviamo a focalizzarci per distretti: “alleno le gambe”, “rilasso le spalle”, “muovo il braccio”, “controllo il respiro”, “aggiusto la postura”, “correggo l’equilibrio”.A differenza di questa forse utile ma certamente perniciosa frammentazione, le Discipline Interne ci portano verso una visione sistemica, in cui il cambiamento in una parte produce conseguenze nelle altre, in una catena di eventi che innesca una serie di conseguenze.
Sperimentiamo così che se il piede perde stabilità, il ginocchio può compensare; se il ginocchio perde organizzazione, il bacino può irrigidirsi; se il bacino si irrigidisce, la colonna perde libertà; se la colonna perde libertà, la spalla può intervenire eccessivamente e alla fine il movimento del braccio appare come un problema della spalla, quando in realtà la sua origine può essere molto più lontana e quasi incredibile per un profano.
Questo modo di osservare il corpo costituisce uno dei fondamenti della pratica interna, e fa tutta la differenza tra un gesto efficace e consapevole ed un movimento che il M° Severino Maistrello definisce con una sintesi ironica ma efficace “muovere le mani per scacciare le zanzare”.
Il rilassamento non è debolezza
Un altro grande equivoco riguarda il termine “rilassamento”. Ne abbiamo già parlato in altri articoli, ma non fa mai male ripeterlo; Song, spesso tradotto come rilassamento o distensione, non dovrebbe essere interpretato come abbandono della struttura.Un corpo completamente abbandonato non possiede una buona capacità di trasmettere forza ed energia, mentre il rilassamento attivo è la capacità di eliminare tensioni non necessarie mantenendo la struttura efficace ad ottenere il miglior risultato atteso.
È un equilibrio dinamico, che possiamo riscontrare in molte occasioni della vita quotidiana. Ad esempio, pensiamo a una persona che riceve una spinta, se si irrigidisce, la forza incontra una struttura che può essere travolta; se cede completamente, perde l'equilibrio; se accoglie la forza e la ridirige in sicurezza, salvaguarda l’incolumità della sua struttura.
In altre parole, la qualità interna sta nella capacità di adattarsi, e questa capacità richiede sensibilità, struttura e rilassamento contemporaneamente.
Respirazione e movimento
Il respiro costituisce un altro livello del lavoro interno, ed è significativo il fatto che la maggior parte di coloro che si avvicinano per la prima volta alle Discipline Interne, chiedano indicazioni proprio sulle modalità della respirazione durante la pratica.All’inizio può essere sufficiente evitare di trattenere il respiro e permettere che la respirazione rimanga naturale, ma con il crescere dell'esperienza il praticante può cominciare a osservare la relazione tra respirazione, ritmo, postura e movimento, e comprendere che il punto non è forzare una respirazione particolare ma fare in modo che il respiro diventi diventare progressivamente più libero e coordinato con il movimento che viene eseguito.
Ne consegue che quando la respirazione è disturbata, spesso significa che qualcosa nella struttura fisica o nella condizione emotiva o mentale non è equilibrato, e per questo il respiro può diventare uno strumento di ascolto, indagine e consapevolezza del complesso psicosomatico.
Il lavoro sui meridiani e sulle circolazioni
Come è facile immaginare, il lavoro interno è strettamente collegato ai concetti tradizionali di meridiani energetici, Piccola e Grande Circolazione Celeste.
E’ sempre bene ribadire che questi concetti appartengono alla medicina e alla cosmologia tradizionale cinese e non devono essere confusi con descrizioni anatomiche moderne, ma allo stesso tempo va sottolineato che nella pratica delle Discipline Interne possono però avere una funzione importante come mappe di attenzione, indagine e verifica.
Come ci dimostrano discipline millenarie come la Moxa o lo On Zon Su, una mappa non deve essere necessariamente anatomica per essere utile; possiamo avere mappe simboliche che orientano l'esperienza del praticante, mappe che ne guidano l’azione e mappe che lo aiutano a sistematizzare i risultati che ottiene.
In questo senso, lavorare con un modello tradizionale significa imparare a percepire il corpo secondo una determinata logica culturale e pedagogica, che pur essendo più o meno distante da quello che possiamo “toccare con mano”, allo stesso tempo può essere assolutamente reale e tangibile.
Interno significa anche intenzione
Da quanto detto nei paragrafi precedenti, appare evidente che il lavoro interno non riguarda soltanto il corpo ma anche la mente, da intendersi non solo come l’aspetto razionale, ma come il complesso psicologico, emotivo e intellettuale racchiuso nel concetto del carattere 心.Come spesso ci ricorda il M° Severino Maistrello, una stessa tecnica può essere eseguita con intenzioni differenti e conseguentemente conclusa con diversi risultati. Posso muovermi pensando esclusivamente alla forma esterna oppure posso invece percepire una direzione, uno spazio, una relazione con il partner.
La qualità dell'attenzione cambia il movimento, e per questo le Discipline Interne sono spesso definite come una pratica nella quale corpo e mente vengono educati insieme.
Ovviamente non bisogna eccedere nell’atteggiamento opposto e l'intenzione non deve diventare una fantasia eccessiva, ma deve invece rimanere collegata alla realtà corporea.
La dimensione evolutiva
Come detto, una volta raggiunta una sufficiente esperienza, la pratica non può prescindere da una dimensione spirituale, dove il termine “spirituale” non deve essere inteso in senso religioso ma piuttosto collegato all'evoluzione dell'essere umano.Questa distinzione è importante, perché una pratica marziale o di benessere può avere una dimensione contemplativa senza appartenere a una religione. Il silenzio, l'attenzione, la consapevolezza del corpo, la capacità di osservare le proprie reazioni e la progressiva riduzione dell'automatismo possono diventare strumenti di trasformazione personale.
Perché questo si verifichi, il praticante non deve “credere” in qualcosa, ma deve osservare ciò che accade fuori e dento di lui, in sé stesso e nei suoi compagni, riordare ciò che era ieri e ciò che è oggi, così che pratica diventi un utile ed efficace esperimento quotidiano.
Applicazioni marziali e benessere
In aggiunta a quanto detto, è altrettanto importante non separare il lavoro interno dall'aspetto marziale. Se una disciplina come il Tai Chi Chuan o il Pa Kua Chang viene praticata come arte marziale, ciò che viene sviluppato internamente dovrebbe avere una manifestazione concreta, per cui struttura, rilassamento, sensibilità e capacità di trasformazione devono poter emergere nel rapporto con un partner.
Questo non significa cercare il combattimento, ma verificare se i principi studiati da soli resistono alla azione di un'altra persona. Come nel Tui Shou, il partner diventa uno specchio che ci aiuta a vedere ciò che la pratica individuale può nascondere.
Allo stesso tempo il lavoro interno è collegato anche allo sviluppo della salute ed alla conservazione del benessere, in una prospettiva coerente con la tradizione delle Discipline Interne come pratica capace di coinvolgere postura, respirazione, coordinazione, equilibrio e rilassamento.
Tuttavia è utile – se non indispensabile - evitare promesse assolute e illusioni destinate a deluderci; il Tai Chi Chuan o il Pa Kua Chang possono costituire una pratica di movimento e consapevolezza, ma non dovrebbero mai essere presentati come un sostituto automatico delle cure mediche.
Il loro valore può e deve essere invece cercato soprattutto nella continuità della pratica e nel mantenimento di uno stato di benessere globale, a livello fisico, mentale ed emotivo, così che un piccolo miglioramento ripetuto quotidianamente può avere più importanza di un allenamento intenso eseguito sporadicamente.
Possiamo allora concludere affermando che l'interno non è un luogo misterioso nascosto dentro il corpo ma è invece una dimensione della pratica, ovvero ciò che accade quando il praticante smette di limitarsi a osservare la forma esterna e comincia a percepire le relazioni che la rendono possibile.
Postura, respiro, rilassamento, intenzione, equilibrio, sensibilità e trasformazione diventano così parti di uno stesso processo in maniera tale che il lavoro interno non sia qualcosa che si aggiunge alla forma ma ciò che permette alla forma di smettere di essere soltanto movimento.